Il gruppo LUME é uno dei più importanti centri di ricerca teatrale in Brasile, legato all’UNICAMP, Università di Campinas (Sao Paulo) in qualità di Nucleo Interdisciplinare di Ricerca Teatrale. Fin dalla sua creazione nel 1985 da parte di Luìs Otàvio Burnier, il gruppo elabora e codifica tecniche corporali e vocali, riportando il teatro alla sua dimensione artigianale: arte del ‘fare’ dove l’attore, come un artigiano, compie azioni. Tecnica e creazione, quindi, sono elementi inseparabili. L’attore è considerato sia come persona, come figlio di una determinata cultura, che come professionista del palco.

Burnier ha studiato tre anni in Francia con Etienne Decroux, e lavorato con Eugenio Barba, Philippe Gaulier, Jacques Lecoq, Ives Lebreton, Jerzy Grotowski e con maestri di teatro orientale (Noh, Kabuki e Kathakali). Successivamente, con l’attore Carlos Simioni, ha fondato il gruppo LUME, in collaborazione con la musicista Denise Garcia; nel 1988 entra a far parte del gruppo Ricardo Puccetti; nel 1994 Renato Ferracini, Raquel Scotti Hirson, Ana Cristina Colla, Jesser de Souza e nel 1998, Naomi Silman. I sette attori ricercano e creano metodologie per lo sviluppo di tecniche personali di creazione attorale, esplorando i limiti dell’espressione fisica e vocale e costruendo spettacoli che rompono le forme convenzionali di relazione attore–pubblico. Attualmente, Barão Geraldo, sede del gruppo LUME e dell’UNICAMP, è un importante polo teatrale in Brasile, dove molti gruppi e artisti si sono installati, in un’atmosfera di collaborazione e scambio. Il gruppo svolge inoltre un’intensa attività pedagogica in America Latina e in Europa seguendo diverse linee di ricerca, tra cui allenamento tecnico per l’attore, il clown e utilizzo comico del corpo, la mimesis corporea, la danza personale, la dinamica con gli oggetti, la teatralizzazione in spazi non convenzionali, la voce e l’azione vocale.

 

Sul lavoro dell’attore

L’arte lavora prima di tutto con la precezione. Il suo potere principale non è in ciò che dice, ma in come. É nell’incoscio che troviano la nostra particolarità, la nostra individualità, ma anche i lacci che ci uniscono l’un l’altro. E l’arte, quando riesce ad attingere alla nostra precezione profonda, naviga in un universo equiparabile a quello dei sogni, degli incubi.

Ma per raggiungere questo universo interiore, soggettivo, percettivo, l’arte deve fare uso di strumenti materiali oggettivi. Frequentemente si dice che lo strumento di lavoro dell’attore é il suo corpo. Falso. Lo strumento di lavoro dell’attore non può essere il corpo. Non possiamo trasformare un defunto in attore. Il corpo non è una cosa, e la nostra persona qualcosa di distaccato da essa. Il corpo é la persona. L’anima lo muove, ma senza di lui non saremmo persone, ma angeli. Quindi è il corpo vivo lo strumento di lavoro dell’attore. L’arte é in vita, ossia, qualcosa che irradia una vibrazione, una presenza. È il corpo-in-vita è lo strumento dell’attore. Esistono, quindi, come sottolinea Eugenio Barba, almeno due dimensioni di questo corpo-in-vita: la dimensione fisico-meccanica e la dimensione interiore. Insieme formano un’unità. Quest’unità, nell’ambito del lavoro attorale, non sempre è presente o può essere lavorata come tale. Non deve essere vista come punto di partenza, ma come punto di arrivo. Molte volte è necessario che le sue dimensioni vengano lavorate separatamente. Ma nel frattempo non si può perdere di vista l’unità stessa. Lavorare esclusivamente la dimensione fisico-meccanica, quindi, significa formare giovani belli e forti, ma non necessariamente attori: lavorare solamente la dimensione interiore potrebbe essere terapeutico, ma allo stesso modo non formerebbe attori. L’una non esiste senza l’altra, anche se l’attenzione può essere momentaneamente concentrata in una o nell’altra di queste due dimensioni. L’immagine usata da Artaud é perfetta: atleti affettivi.

Se quindi il corpo non è solamente corpo, ma corpo-in-vita, esso é il canale per mezzo del quale l’attore entra in contatto con aspetti diversi del suo essere, registrati nella sua memoria. Il corpo non ha memoria, esso é memoria, citando Grotowski. Lavorare un attore è, soprattutto, preparare il suo corpo non per dire, ma perché permetta di dire. Non mostrare cos’è ma rivelare ciò che, per mezzo di esso, si scopre di essere. Essere artista é prima di tutto predisporsi a rivelare. La rivelazione chiede generosità e coraggio. Una maschera può nascondere, o rivelare, dilatando ciò che non si vede. Dipende da come è utilizzata. Anche un corpo. Possiamo nasconderci dietro il nostro corpo, in modo da lasciarlo bello, e questo non è che un modo per nascondere ciò che abbiamo paura di mostrare. Al contrario, per mezzo del corpo possiamo rivelare ciò che siamo o sentiamo. L’artista scopre per mezzo della sua arte il senso delle cose. Ma egli non dice il senso, ci permette di scoprire un senso. E, paradossalmente, questo senso non sta da nessun’altra parte se non in noi stessi. L’artista e la sua arte aprono cammini che ci permettono di entrare in contatto con la nostra percezione profonda, con qualcosa che esiste in noi ed è addormentato, dimenticato. La ricerca dell’attore, come di qualsiasi altro artista, è l’incontestabile tentativo di rivelare la memoria. La vera tecnica dell’arte dell’attore è quella di scolpire il corpo e le azioni fisiche nel tempo e nello spazio, risvegliando memorie, dinamizzando energie potenziali e umane, tanto per l’attore quanto per lo spettatore.

 

 

 

 

Curriculum del gruppo LUME

 

Macário (1985), regia Luis Otávio Burnier
Duo para Piano e Mímica (1985), regia Luis Otávio Burnier
Guarani (1986), regia Luis Otávio Burnier
Kelbilim, o cão da divindade (1988), regia Luis Otávio Burnier
H2 Olos (1988), regia Luis Otávio Burnier
Nostos (1990), regia Luis Otávio Burnier
Wolzen (1991), regia Luis Otávio Burnier
Sleep e Reincarnation from the Empty Land (1991), regia Natsu Nakajima
Valef Ormos (1992), regia Luis Otávio Burnier
Taucoauaa Panhé Mondo Pé (1993), regia Luis Otávio Burnier
Anoné (1995), regia Carlos Simioni
Mixórdia em Marcha-Ré Menor (1995), regia Ricardo Puccetti
Cnossos (1995), regia Luis Otávio Burnier
Contadores de Estórias (1995), regia Ricardo Puccetti
Cravo, Lírio e Rosa (1996), regia Carlos Simioni e Ricardo Puccetti
Afastem-se Vacas que a Vida é Curta (1997), regia Anzu Furukawa
La Scarpetta (1997), regia Nani Colombaioni e Ricardo Puccetti
Parada de Rua (1998), regia Kai Bredholt e LUME
Café com Queijo (1999), regia LUME
Um Dia... (2000), regia Naomi Silman
Shi-Zen, 7 Cuias (2004), regia Tadashi Endo

O Não-Lugar de Ágada Tchainik (2004), regia Sue Morrison

Alcuni di questi spettacoli, assieme al repertorio di workshops e dimostrazioni tecniche, continuano ad essere rappresentati in tutto il Brasile e all’estero. Durante gli anni il gruppo LUME ha tenuto contatti e realizzato interscambi con altri gruppi. I più intensi ed importanti sono stati con:

Iben Nagel Rasmussen e Grupo FARFA (Odin Teatret, Danimarca) dal 1987
Natsu Nakajima (Giappone), in Brasile 1991, 1995 e 1996
Anzu Furukawa (Giappone), in Brasile, 1996 e 1997
Kai Bredholt (Odin Teatret, Danimarca) dal 1995
Nani e Leris Colombaioni (Italia), dal 1997
Sue Morrison (Canada) dal 1999
Tadashi Endo (Giappone) dal 2002

Il gruppo ha partecipato come invitato all’International School of Theatre Anthropology (ISTA) in Francia, Italia e Brasile; all’Irvine Work Session con Jerzy Grotowski negli USA; all’International Seminar Research on Actor´s Tecnique in Danimarca, Italia e Brasile; e a diversi festival di teatro nazionali e internazionali: Bahia Blanca (Argentina), Cusco e Lima (Perù), Patras (Grecia), Festival International de Clowns El Montacargas (Madrid, Spagna), Edinburgh Fringe Festival (Scozia), III Festival International de Teatro (Quito, Ecuador), International Festival for Experimental Theatre (Cairo, Egitto) VI Festival International de la Cultura (Sucre, Bolivia), Mad River Festival (Blue Lake, California, USA), V Festival International de Teatro de Belo Horizonte, Narren Festival (Arhus, Danimarca)I Mostra Internazionale del Clown di Castelfiorentino (Italia), III Festival International de Teatro de Santa Cruz (Bolivia), 11 edizione In Canti & Banchi (Castelfiorentino, Italia), Porsgrunn Internasjonale Teaterfestival (Norvegia), II Festival Internazionale di Strada (Zacatecas, México), VIII Festivale Internazionale di Butoh Mamu Festival (Gottingen, Germania) e Festival di Liège (Liège, Belgio), tra gli altri.

Come riflessione del suo lavoro pratico, il LUME ha pubblicato due libri: "A Arte de Ator, da Técnica à Representação" di Luís Otávio Burnier e "A Arte de Não Interpretar como Poesia Corpórea do Ator" di Renato Ferracini, oltre all’annuale Revista do LUME, già al suo sesto volume.

Ha anche realizzato la traduzione in portoghese di due grandi opere del teatro contemporaneo scritte da Eugenio Barba: "Além das Ilhas Flutuantes" e "A Arte Secreta do Ator".